Un “GRANDE” film ?

Ste mi chiede di consigliargli un dvd da vedersi… e io "il grande…"  e lui:

-il grande freddo (the big chill) di L.Kasdan

E io "ma no….!" 

-il grande freddo di A.Grifi

Partiamo con questa gara sulla megalomania nei titoli cinematografici… 

-il grande sonno 

-La grande guerra

-big fish

LULLABY – Pipilotti rist

Comunicazione-arte-mediattivismo 
di Luigi Brescia

Le condizioni della comunicazione artistica in questi anni stanno cambiando e stanno assumendo varie e multiformi sembianze. Questo cambiamento non nasce dal nulla ma accompagna l'evoluzione naturale del fare arte, creare per contaminazioni per condividere e facendo dell'opera d'arte un mezzo politico. Tutto ciò passa per diversi media, dalle reti telematiche alle Televisioni di strada. Si potrebbe parlare di una “guerriglia” dei media non istituzionali. Di una rivalsa dell'underground contro la cultura alta, quest'ultima ci viene proposta in modo poco discreto dalle istituzioni artistiche. Da anni si assiste alla presa di coscienza collettiva e alla sua espressione, un espressione che non sempre ha uno stesso linguaggio per esprimersi, ma fa della contaminazione il suo punto di forza. Linguaggi che vengono dalla strada, dalla Rete e da contesti multipli. Si comunica con codici binari e si usa ogni mezzo per conoscere/condividere con coscienza e senso critico. Un modo per renderci figli del nostro tempo ormai senza memorie, ma una nuova memoria collettiva si sta formando che si vuole parlare/tramandare animata e sostenuta da una umanità varia. Fatta del suo gergo e dei suoi riti. Una delle esigenze del video militante è quella di raccontare la realtà lontana da quelle “cento vetrine” che ci propinano ogni giorno. Nella realtà quelle vetrine sono state infrante.

L’inedito senso del pudore

Da molto tempo mi ripropongo di scrivere qualcosa ai miei colleghi documentaristi, ai critici e a tutti gli addetti ai lavori nell’ambito del documentario; ma in particolare è un po’ di tempo che penso di scrivere rivolgendomi a tutti gli organizzatori di festival del cinema del nostro Paese.
Vorrei cominciare con delle semplici riflessioni.
Con grande soddisfazione negli ultimi anni vi è stato un proliferare di festival che pongono la propria attenzione sul “film documentario” mostrando quindi l’esigenza da parte del pubblico e della società di confrontarsi con la realtà attraverso lo sguardo critico di un’opera documentaria.
L’interesse nei confronti dei film documentari, inoltre, è aumentato non solo tra gli spettatori ma anche tra i giovani e ciò è comprovato dal successo dei workshop e percorsi formativi professionali nell’ambito dell’audiovisivo.
Purtroppo tutto ciò viene del tutto ignorato dalle televisioni pubbliche e dalle società di distribuzione cinematografica impedendo in tal modo uno sviluppo tecnico-qualitativo delle opere  italiane, necessario per un confronto alla pari con la produzione documentaristica europea.
Fatta questa breve premessa mi voglio rivolgere direttamente ai nostri “bravi” organizzatori di Festival del cinema e del documentario chiedendo loro che mi spiegassero da dove nasce questa affezione così forte con la parola inedito. Cosa li affascina e cosa li induce a ritenere questa parole irrinunciabile nella stesura dei regolamenti dei festival.
Vorrei capire cosa spinge un organizzatore di festival che vive in un Paese in cui il documentario è emarginato dal sistema televisivo, produttivo e distributivo a pretendere che la partecipazione di un’opera documentarista passi innanzi tutto dal fatto di essere inedito.

LI-PA-PE’ _video sui Sans papier di Marsiglia_