Solo odio
Guardando questa foto, mi scoppia in petto un odio incontenibile!
Lei ha 15 anni, la sua colpa è quella di essere figlia di un donna marocchina!
FASCISTI DI MERDA!!!!
infinito Sgrunt!
Guardando questa foto, mi scoppia in petto un odio incontenibile!
Lei ha 15 anni, la sua colpa è quella di essere figlia di un donna marocchina!
FASCISTI DI MERDA!!!!
infinito Sgrunt!
Raggiunti da Marina italiana dopo rimpallo tra Malta e Libia
(ANSA) - PALERMO, 26 MAG - Dopo aver fatto naufragio nel basso Mediterraneo, 27 clandestini sono rimasti per 24 ore aggrappati alle gabbie di allevamento dei tonni. Aspettavano che qualcuno li salvasse. Ma il cinismo, le motivazioni economiche e la ragion di Stato hanno prevalso: e cosi', per ore e ore, la loro vita e' rimasta appesa al cavo d'acciaio di un rimorchiatore che li trainava. Alla fine sono stati soccorsi dalla Marina Militare italiana, dopo un incredibile rimpallo di responsabilita' tra Malta e la Libia.
Ma mi chiedo l'omissione di soccorso non è un reato grave per la "nostra" costituzione?
....................S'io fossi foco arderei lo mondo e s'io fossi avvocato querelerei lo stato!
E' tutto il giorno che penso: come possa una qualsiasi mente umana "lasciare" quelle vite in "mezzo al mare" per delle ragioni di stato? E se questo è vero.. allora è un buon motivo in più per odiare la ragione di questo stato...
Oggi ne parlavo con una persona... e lei mi ha risposto "Vedi la politica in questi casi non ragiona sull'umanità ma sulla DETERRENZA. Cerca di creare il precedente per altri clandestini ...che in futuro potrebbero provarci..." . Ma questa non si chiamava "legge del taglione"? Ma questa è la civiltà che noi civilizzati vogliamo addirittura esportare?
MAHblogs... anzi SGRUNTblogs !!!
di Beatrice Busi
Roma, stazione Termini. Ci incontriamo di fronte all'infobox di Trambus Open Spa. Paola lavora lì. Con lei c'è Tatiana che da un anno lavora a partita Iva sul 110 e gli altri bus turistici dell'azienda comunale. Paola, invece, è una delle quattro lavoratrici a tempo indeterminato della cooperativa Irs Europa, quella che ha l'appalto per il servizio. Ci raggiungono anche Ilaria, che ha un contratto a tempo determinato ed Elisa, anche lei partita Iva. Da mesi sono in agitazione, il 10 maggio hanno scioperato per tutto il giorno, adesione al 100 per cento. Ci prendiamo un caffè e ci facciamo una lunga chiaccherata.
I numeri parlano già molto chiaro. La Trambus Open Spa, figlia per il 60 per cento di Trambus Spa, l'azienda comunale che gestisce il trasporto pubblico della capitale, porta in giro 700 mila passeggeri all'anno su 60 autobus. Solo la linea 110 effettua 96 corse giornaliere, per un costo del biglietto che va dagli 8 ai 13 euro. Il presidente di Trambus Open, ma anche di Trambus, è Raffaele Morese, ex segretario confederale della Cisl. Gli autisti di Trambus Open sono circa 70, ed inspiegabilmente hanno il contratto dell'autonoleggio anzichè quello nazionale degli autoferrotranvieri. Per ognuno di questi autobus è obbligatoria la presenza di una "hostess" che vende i biglietti ed assiste i passeggeri a bordo, mentre a terra altre ragazze svolgono il servizio informazioni. In tutto, le lavoratrici sono circa 55, meno di 10 sono dipendenti non socie della cooperativa, mentre le altre svolgono "prestazioni professionali" a partita Iva. Niente ferie, niente malattia, niente articolo 18. Niente indennità di cassa. E' la quotidianità. Se c'è un ammanco di soldi o un disservizio che causa la richiesta di rimborso del biglietto da parte dei passeggeri, ci rimettono di tasca propria. Se 10 autisti si ammalano, 10 vetture non viaggiano e 10 ragazze non lavorano e non vengono pagate. Sembra una storia di ordinaria precarietà, ma quello che colpisce subito di queste donne, 25 anni di media, è la grande consapevolezza e la determinazione. Sono arrabbiate, hanno "coscienza di gruppo" e molta voglia di raccontare la loro esperienza.
Torno qui...dove tutto è finito;
collina che si distende morbida,
un sogno congelato con il colore della pietra di tufo e il blu marea.
La pioggia bagna i miei pensieri, mi increspa i capelli, si adagia sui miei vestiti.
Resto ferma
sperando che spuntino radici dai miei piedi
che plachino finalmente la mia ansia di movimento.
Distrazioni, sogni e futuro si rivelano con cartelli segnaletici opposti e irritanti.
Attese e speranze si addormentano sulle spalle,
fantasticando su un traguardo che non c’è.
Ed io lì viandante con troppe memorie,
con scatoli pieni di case-traslochi.
Ne apro uno a caso,
ricordi inscatolati…si potrebbe venderli…
Da molto tempo mi ripropongo di scrivere qualcosa ai miei colleghi documentaristi, ai critici e a tutti gli addetti ai lavori nell’ambito del documentario; ma in particolare è un po’ di tempo che penso di scrivere rivolgendomi a tutti gli organizzatori di festival del cinema del nostro Paese.
Vorrei cominciare con delle semplici riflessioni.
Con grande soddisfazione negli ultimi anni vi è stato un proliferare di festival che pongono la propria attenzione sul “film documentario” mostrando quindi l’esigenza da parte del pubblico e della società di confrontarsi con la realtà attraverso lo sguardo critico di un’opera documentaria.
L’interesse nei confronti dei film documentari, inoltre, è aumentato non solo tra gli spettatori ma anche tra i giovani e ciò è comprovato dal successo dei workshop e percorsi formativi professionali nell’ambito dell’audiovisivo.
Purtroppo tutto ciò viene del tutto ignorato dalle televisioni pubbliche e dalle società di distribuzione cinematografica impedendo in tal modo uno sviluppo tecnico-qualitativo delle opere italiane, necessario per un confronto alla pari con la produzione documentaristica europea.
Fatta questa breve premessa mi voglio rivolgere direttamente ai nostri “bravi” organizzatori di Festival del cinema e del documentario chiedendo loro che mi spiegassero da dove nasce questa affezione così forte con la parola inedito. Cosa li affascina e cosa li induce a ritenere questa parole irrinunciabile nella stesura dei regolamenti dei festival.
Vorrei capire cosa spinge un organizzatore di festival che vive in un Paese in cui il documentario è emarginato dal sistema televisivo, produttivo e distributivo a pretendere che la partecipazione di un’opera documentarista passi innanzi tutto dal fatto di essere inedito.
Alcune volte capita anche alla luna di annoiarsi, quella notte era una di quelle.
Ascoltava i grilli urlare ed era una dolce ninna nanna anche per lei,
Ma non poteva… cercava qualche nuvola dietro cui nascondersi e poter finalmente riposare,
ma il cielo per dispetto quella notte sembrava finto per come era limpido.
Anche Sara quella notte si annoiava eppure non aveva assolutamente voglia di dormire,
proprio ora non poteva addormentarsi!
Continuava ad accarezzare i suoi capelli,
si poteva pensare li stesse contando per quanta grazia c’era fra le sue dita nello sfiorarli,
pareva essere in un sogno immobile, pareva essere altrove.
Erano le due… quand’anche la luna ebbe un sussulto e le pareti tremarono,
tutte le luci e tutte le candele pareva si fossero accese in quell’istante,
….era tornata!!
Beh... son tanto ubriaca... mi sembra l'unico buon motivo per aprire un blog!
welcome to me for me!
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